Stagione 1 · Dentro il Movimento · Approfondimenti scientifici. Fonti scientifiche verificate. Nessuna semplificazione.
Il problema che nessuno vuole nominare
C’è una questione che attraversa da decenni l’insegnamento della danza classica e che viene troppo spesso ignorata o minimizzata: la differenza strutturale tra l’en dehors che il corpo può produrre e quello che si chiede di produrre. Capire questa differenza non è un dettaglio tecnico, è una questione di salute.
L’anatomia dell’en dehors: la verità biomeccanica
L’en dehors, la rotazione esterna della gamba che è alla base di ogni posizione del balletto classico, non nasce dalla volontà né dall’allenamento dei muscoli esterni. Nasce dalla morfologia dell’articolazione dell’anca, e in particolare dal rapporto tra la testa del femore e l’acetabolo, la cavità che la contiene.
La testa del femore è sferica e si inserisce nell’acetabolo come una sfera in un bicchiere. La quantità di rotazione esterna disponibile dipende da tre fattori anatomici individuali e non modificabili: l’angolo di versione femorale, ovvero l’orientamento della testa del femore rispetto alla diafisi; la profondità e l’orientamento dell’acetabolo; la forma del collo femorale. Tutti e tre sono determinati geneticamente e si stabilizzano con la maturità scheletrica, intorno ai 16-18 anni.
Una revisione sistematica pubblicata su Engineering Proceedings nel 2024 ha analizzato le patologie dell’anca nei danzatori professionisti, identificando come causa principale la discordanza tra le richieste tecniche e l’anatomia individuale. Le condizioni più frequenti includono la sindrome dell’anca a scatto, il conflitto femoro-acetabolare e le lesioni del labbro acetabolare, tutte direttamente correlate al tentativo di forzare una rotazione esterna oltre i limiti strutturali.
Il conflitto femoro-acetabolare: quando la tecnica diventa patologia
Il conflitto femoro-acetabolare, noto con l’acronimo FAI, è definito da un contatto anomalo tra la testa o il collo del femore e il bordo dell’acetabolo. Nei danzatori che forzano l’en dehors oltre i propri limiti anatomici, questo contatto si produce in modo ripetuto durante ogni lezione, ogni prova, ogni spettacolo. Il risultato è una progressiva lesione della cartilagine articolare e del labbro acetabolare, con un rischio aumentato di osteoartrosi precoce.
La letteratura scientifica disponibile documenta che nelle compagnie di balletto professionistiche fino all’89% dei danzatori mostra una qualche forma di sublussazione dell’anca. In tutti i movimenti, la sublussazione si accompagnava a impingement, evidenziando il contributo della morfologia ossea nell’esacerbare le patologie correlate all’instabilità.
Insegnare con l’anatomia, non contro di essa
La comprensione anatomica dell’anca trasforma radicalmente l’approccio didattico. Un’allieva che capisce che il suo en dehors è determinato dalla forma del suo acetabolo, e non dalla sua pigrizia o dalla sua mancanza di volontà, smette di forzare. Comincia invece a lavorare con la propria struttura, ottimizzando la rotazione disponibile attraverso l’attivazione dei rotatori profondi, ovvero il gruppo muscolare composto da piriforme, otturatori, gemelli e quadrato del femore.
Molti danzatori, spiega la letteratura specialistica, contraggono erroneamente i glutei per produrre la rotazione esterna invece di attivare i rotatori profondi. Questo non solo riduce l’efficacia della rotazione, ma genera tensioni eccessive nell’esterno dell’anca che nel tempo portano alla sindrome dell’anca a scatto e ad altri quadri patologici.
La ricerca in medicina dello sport è chiara: la maggior parte degli infortuni nella danza è legata a una scarsa consapevolezza corporea, al voler forzare posizioni che il corpo non è strutturato a sostenere. Un corpo che si conosce è un corpo che dura nel tempo.
