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Danza e Postura: la colonna non è dritta e non deve esserlo

Stagione 1 · Dentro il Movimento · Approfondimenti scientifici. Fonti scientifiche verificate. Nessuna semplificazione.

Il mito della schiena dritta

Uno degli equivoci più diffusi nell’insegnamento della danza e nella cultura del corpo in generale riguarda la nozione di schiena dritta. La colonna vertebrale non è dritta. Non deve esserlo. Ha quattro curve fisiologiche che sono la sua architettura funzionale e non, come spesso si insegna erroneamente, dei difetti da correggere.

Le quattro curve: architettura di un sistema ingegneristico

La colonna vertebrale, osservata di profilo, presenta una forma a S definita da quattro curvature in successione: la lordosi cervicale, la cifosi dorsale, la lordosi lombare e la curva sacrale. Queste curve non sono casuali: sono il risultato di milioni di anni di evoluzione per adattare il corpo bipede alla forza di gravità.

Ogni curva serve uno scopo preciso. La lordosi lombare distribuisce il peso del busto sulle vertebre lombari e sul bacino. La cifosi dorsale protegge gli organi vitali e consente l’apertura della gabbia toracica per la respirazione. La lordosi cervicale sorregge il peso della testa, circa 5 chilogrammi, in modo energeticamente efficiente. Eliminare queste curve, o anche solo ridurle eccessivamente, non migliora la postura: la peggiora e aumenta il rischio di lesioni.

Studi elettromiografici condotti su allievi della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala hanno dimostrato che la postura eretta con controllo allo specchio favorisce uno sviluppo simmetrico e armonioso della muscolatura estensoria e flessoria, sia superficiale che profonda della colonna. La danza classica, se correttamente insegnata, migliora anche l’atteggiamento posturale in alcuni casi di scoliosi.

I muscoli che nessun altro sport raggiunge

La danza classica lavora sulla postura attraverso un meccanismo che non ha equivalenti in altre discipline fisiche: il rinforzo progressivo dei muscoli profondi del core e dei paravertebrali, ovvero i muscoli che stabilizzano le singole vertebre tra loro. Questi muscoli, chiamati multifido, rotatores e intertransversarii, sono talmente vicini alla colonna da essere invisibili all’esame clinico superficiale, ma sono fondamentali per la stabilità vertebrale.

A differenza dei muscoli superficiali, che producono il movimento macroscopico, questi muscoli profondi lavorano in modo continuo e inconscio per mantenere l’allineamento segmentale. La ricerca ortopedica ha dimostrato che la loro debolezza è una delle cause principali dei dolori lombari cronici nella popolazione adulta. La danza classica li allena in modo specifico attraverso il mantenimento delle posizioni alla sbarra, il lavoro sulle punte e l’esecuzione di arabesque e cambrè.

La postura come linguaggio

C’è un aspetto della ricerca sulla postura che va ben oltre la biomeccanica e che riguarda la psicologia del corpo. Studi di psicologia corporea hanno documentato che la postura non è solo il risultato dello stato emotivo, ma anche una delle sue cause. Una postura eretta e aperta modifica i livelli di cortisolo e testosterone, i marker fisiologici della fiducia e della disponibilità all’azione.

Una danzatrice che impara a stare eretta non sta solo sviluppando una competenza tecnica: sta costruendo un modo di occupare lo spazio, di presentarsi al mondo, di sentirsi al sicuro nel proprio corpo. La postura che si costruisce in sala non rimane in sala.

La ricerca ortopedica è chiara: i problemi posturali che si consolidano nell’infanzia tendono a diventare cronici nell’età adulta. Le curve lordotiche della colonna si sviluppano tra i 3 e i 6 anni e si stabilizzano intorno ai 10 anni. Intervenire in questa finestra temporale attraverso la danza significa agire nel momento in cui il sistema è ancora massimamente plastico e modificabile.